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L'abbaglio dell'LHC non è luce

Pubblicato il da nereovilla

 

 

 

È una grave deficienza di pensiero preferire la PRATICA della fisica in base al pregiudizio che la letteratura, l'arte e soprattutto la filosofia NON siano in grado di rispondere ai massimi quesiti della natura e dell'universo. È una ingenuità che impedisce l'osservazione del fatto che la fisica chiama "luce" ciò che in realtà NON è luce, ma RADIAZIONE, la quale di per sé NON è affatto luminosa come si CREDE (cfr. Vasco Ronchi, "New Optics", Ed. Leo S. Olchki, Firenze 1971). Questa credenza non è altro che una FEDE insegnata dalla cultura dell'obbligo di Stato, che perdura da secoli come una vera e propria RELIGIONE, il cui CLERO impedisce alla fisica di evolversi.

Sono gli stessi fisici oggi ad affermare che la loro PRATICA consiste nel puerile gioco di spaccare "cose" sbattendole l'una contro l'altra per vedere cosa succede... A questo ragionamento sfugge che la fase evolutiva del bambino che spacca i suoi giocattoli anziché giocarvi non è affatto razionale ma del tutto ancora incosciente...

Ciò che l'LHC crede essere la "velocità della luce" è la velocità di una RADIAZIONI prive di luce (ibid.: V. Ronchi, "New Optics", op. cit.). Questa ignoranza della kultura di Stato, che riduce la fisica alla CINEMATICA (vedi la Teoria Borruso), che è la parte della meccanica che studia il moto indipendentemente dalla causa e dal corpo mosso; vedi anche la Teoria Stockmayer) è interamente pagata dai "contribuenti" europei. In PRATICA si paga l'impercepibile SUPERSIMMETRIA di astrazioni mentali prive di connessioni con la vita reale (la vita virtuale è scambiata per vita reale: la comunità dei teorici è solita risolvere i problemi matematici del "modello standard", vale a dire delle rappresentazioni convenzionali, inventandosi nuove parole: per esempio con la parola "supersimmetria").

L'intero progetto del macchinario LHC - Large Hadron Collider, “Grande Collisore di Adroni”, cioè la macchina più grande del mondo, è costato 6 miliardi di euro. L'Italia ha contribuito per circa il 12%, cioè mettendo a disposizione 720 milioni di euro, "spalmati" in 10 anni, per un equivalente di circa 50 milioni di euro all'anno.

Il mantenimento di questo macchinario, lungo ben 27 km, costa circa un miliardo di euro all'anno. L’Italia (cioè TU CON LE TUE TASSE) ne paga il 10%, cioè 100 milioni di euro ogni anno.

Chi crede di toccare con mano il mondo sperimentale degli esperimenti MENTALI di Einstein o di quelli virtuali dell'LHC è completamente alienato dalla vita reale.

Pertanto non può essere soddisfatto dal proprio agire "scientifico", dato che non può essere considerata scientifica la sostituzione della vita reale (e della verifica reale) con quella virtuale.
Per conseguenza, le insoddisfazioni procurano compensazioni non sempre salutari, e sotterfugi, cioè "esperimenti" notturni che, come i crimini, non possono essere manifestati al mondo, affinché il mondo non sospetti o non ipotizzi che essi possano causare rischi di esplosioni con generazione di terremoti e altri disordini del clima terrestre...

Il "pensiero" del politico italiota Razzi è meno ipocrita di coloro (questi "fisici") che mentono a se stessi...

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Levinas, Biglino e gli zeloti antroposofisti

Pubblicato il da nereovilla

Levinas, il Biglino di mezzo secolo fa,
e gli antroposofi spensierati

La leggenda degli atti compiuti dall’Eterno è solo una leggenda detta “storia sacra” oppure si tratta di un mucchio di palle? In un testo che raccoglie conferenze del 1963 e del 1966 tenute alla sezione francese del Congresso mondiale ebraico, Emmanuel Levinas sembrerebbe - nell’illustrare una certa ermeneutica - voler avvertire gli ebrei e il mondo intero del fatto che tutta la storia ebraica potrebbe semplicemente essere una storia come tutte le altre. E da oltre mezzo secolo quell’illustrazione si presenta come una conferma di quanto dice oggi Mauro Biglino sul “sacro”. Ecco le parole di Levinas: «[…] tutto quanto fu compiuto, l’uscita dall’Egitto, e i miracoli, e le promesse, niente di tutto questo è vero. O per lo meno, si può fare a meno di parlarne, si può passar sotto silenzio la storia sacra. La storia sacra si spiega perfettamente con la storia semplicemente, con la storia politica, economica, sociale. La storia ebraica è una storia come tutte le altre. Mikaél ha un bel voler dire in buon ebraico “Colui che è come Dio” (sapete dirmi un nome più bello? una preghiera che si è fatta nome). Andiamo! Mikaél viene da “mak” che vuoi dire “debole”. Mikaél significa: Dio debole. L’Eterno non è soltanto un Dio che non ha fatto mai niente, è un Dio che non può fare un bel niente. Non potrà mai conquistare la Terra promessa. È un Dio fiacco. Che follia seguirlo!» (E. Levinas, “Quattro letture talmudiche”, p. 106, Ed. il melangolo, Genova 2008).

Quindi come si fa - bisognerebbe chiedere anche e soprattutto agli antroposofi spensierati della “Società antroposofica”, credenti in Michele e nelle scuole ad indirizzo pedagogico steineriano ma contemporaneamente parificate a quelle di Stato - a combattere per Dio, cioè in nome di Dio, per un mondo migliore?

«Come si fa ad opporsi nel nome d’un Dio che, dico io, non si mostra mai, che non parla, che ha parlato, è vero, sul Sinai, ma di cui non si è mai saputo se ha parlato poco o tanto, e ha detto tutto quello che gli si attribuisce o non si è limitato alla prima frase, magari alla prima lettera del Decalogo, che, per combinazione, è l’“alef” impronunziabile! Che valore possono avere gli attributi e le promesse di un Dio tanto enigmatico? Cosa contano le astrazioni e le sottigliezze della Rivelazione di fronte alla splendida apparizione dei figli della terra che portano il sole a mo’ di medaglione?» (Levinas, op. cit. p. 112).

E chi altri sono i nuovi adoratori del sole e della luna - chiederei volentieri a Levinas - se non gli einsteiniani che, un po’ come gli antroposofisti non sanno distinguere il lume dalla luce?

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